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Cancellerie al collasso e personale ridotto all'osso. La denuncia della Fp Cgil Padova: “Senza il supporto di pensionati e profili sanitari i servizi giudiziari sarebbero già paralizzati, mentre il Tribunale tocca una scopertura di organico del 42%”

Giustizia padovana al bivio, l'allarme di Marika Damiani (Fp Cgil Pd): “La Procura si regge grazie a Nonni Vigili, Oss e infermieri. Carenze di organico insostenibili

La macchina della giustizia a Padova è a un passo dal collasso funzionale. La Fp Cgil di Padova denuncia una situazione insostenibile all'interno della Procura della Repubblica e dell'Ufficio di Sorveglianza. I due presidi giudiziari si trovano privati delle risorse umane minime per garantire le attività ordinarie, scaricando il peso di carenze strutturali croniche sui lavoratori rimasti in servizio. Tra vuoti di organico che non riflettono la reale gravità della situazione e soluzioni tampone insufficienti, il sindacato chiede un intervento straordinario immediato.

“Non è solo il personale a non farcela più – attacca la Segretaria Provinciale della Fp Cgil Padova, Marika Damiani – ma è l'intero sistema giustizia sul nostro territorio che rischia di bloccarsi a partire dal Tribunale di Padova, che ormai ha raggiunto un livello di posti vacanti insostenibile, con un deficit di organico del personale amministrativo che tocca la soglia critica del 42%. Una carenza di fronte alla quale anche la Procura della Repubblica non è da meno: oggi tiene aperti gli uffici solo grazie a soluzioni emergenziali e al supporto di enti esterni, vale a dire il progetto dei 'Nonni Vigili' del Comune e una convenzione con la Regione Veneto per l'inserimento di OSS e infermieri. Senza di loro registreremmo scoperte spaventose e i servizi sarebbero già fermi. Questo accade perché il tasso di posti vacanti nel personale amministrativo di ruolo della Procura sfiora il 37%, dato destinato a peggiorare per i prossimi pensionamenti. Di contro, a fronte di un aumento dei magistrati, non è corrisposto alcun potenziamento delle segreterie, lasciando i giudici senza supporto assistenziale”.

“Anche se – prosegue Marika Damiani - i Nonni Vigili e il personale sanitario si mettono a disposizione con dedizione, resta che questa non è una risposta strutturale. Parliamo di profili senza formazione giuridica che necessitano di un lungo affiancamento, il quale si traduce in un onere insostenibile per i pochissimi cancellieri e assistenti rimasti. Inoltre, per vincoli contrattuali, il personale della sanità può occuparsi solo di smaltimento dell'arretrato e non di assistenza diretta ai magistrati, lasciando scoperta la funzione cuore del sistema. Nel frattempo, anziché inviare rinforzi, si ricorre a continui interpelli per spostare temporaneamente i nostri dipendenti alla Procura dei Minorenni di Venezia, sguarnendo ulteriormente Padova per tappare falle sistemiche altrui. E così la situazione non fa altro che peggiorare”.

“Stessa cosa – aggiunge la sindacalista – avviene all'Ufficio di Sorveglianza di Padova. La carenza organica dichiarata è del 23%, ma è un dato fittizio perché non considera l'incidenza di part-time, congedi e permessi ex Legge 104. Intanto i magistrati in servizio sono raddoppiati da due a quattro e il carico di lavoro è esploso poiché l'ufficio padovano ha dovuto farsi carico del decentramento di tutte le istanze dei detenuti provenienti da Venezia. Questo modello costringe il personale ad adempimenti farraginosi legati alle udienze collegiali che rallentano i servizi del giudice monocratico, nonostante la digitalizzazione e i collegamenti da remoto renderebbero ormai superate le traduzioni fisiche. I dipendenti subiscono gravi disfunzioni: provvedimenti urgenti depositati in tarda mattinata o via mail da magistrati non presenti in sede, costringono il personale a saltare la pausa pranzo obbligatoria e a prolungare l'orario per garantire notifiche e registrazioni. Ciò genera un altissimo stress lavoro-correlato che lede il benessere psicofisico dei lavoratori. Il Ministero ha smesso di essere attrattivo: a causa di un'organizzazione bloccata e della carenza di adeguate indennità economiche, il personale vince concorsi pubblici e fugge verso altri ministeri o enti come Inps e Inail, aggravando i vuoti di chi resta. Non tollereremo più che si sopperisca alle mancanze dell'amministrazione centrale col solo spirito di sacrificio dei dipendenti. Chiediamo l'immediato blocco degli interpelli in uscita, un piano straordinario di assunzioni con profili giuridici specialistici e la convocazione di un tavolo di confronto urgente, pronti a proclamare lo stato di agitazione”.

Le criticità denunciate dalla Fp Cgil Padova mettono a nudo la distanza siderale tra le reali esigenze degli uffici giudiziari e l'azione della politica centralizzata. Mentre i tribunali e le procure del territorio si svuotano, costringendo le strutture a reggersi sul volontariato degli anziani e sul personale prestato dagli ospedali per non chiudere i battenti, le priorità legislative sembrano guardare altrove.

"Una situazione – conclude la sindacalista della Cgil – che dimostra, ce ne fosse stato ancora il bisogno, di come il Governo abbia preferito concentrare l'attenzione e spendere ingenti risorse pubbliche su una pseudo riforma della giustizia, che attraverso la via referendaria puntava solo a istituire costosi organismi superiori, come un secondo Csm o l'Alta Corte, ignorando deliberatamente, e viene il sospetto: coscientemente, che la vera efficienza della macchina giudiziaria si costruisce partendo dalle fondamenta, vale a dire assumendo personale amministrativo, modernizzando i sistemi informatici spesso non funzionanti e dando dignità retributiva a chi, ogni giorno, permette ai tribunali di funzionare”.

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