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Istituzione delle cosiddette “zone rosse” in città e multe ai senza fissa dimora: le critiche della Cgil di Padova

Cgil Padova: “L’approccio repressivo del Governo è del tutto inefficace a fronteggiare le situazioni di disagio causate dalla crescente povertà che si registra in alcune zone della città”

 

“Qui siamo di fronte ad un equivoco di fondo: non è con le politiche repressive che si combattono le vere ragioni che stanno alla base del disagio sociale che si respira in alcune zone della città, per esempio in zona stazione. È certo che con l’aumento della povertà, c’è anche un conseguente incremento delle situazioni di marginalità che alimentano gli episodi di microcriminalità, ma non è pensando di militarizzare alcune zone del territorio che la situazione migliorerà. E meno che mai multando i senza fissa dimora!”

È netto il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano, nel prendere una inequivocabile posizione di condanna dopo che nei giorni scorsi nell’area intorno alla stazione di Padova è stata istituita la cosiddetta “zona rossa”, in applicazione anche nella nostra città, dopo Milano, Bologna, Firenze e Napoli, della direttiva Piantedosi.

“Dopo il DDL Sicurezza – prosegue Marturano – che limita fortemente le libertà di lavoratrici e lavoratori, un altro provvedimento nel segno della repressione di questo Governo che non affronta minimamente le vere cause della diseguaglianza e della marginalizzazione sociale, come la povertà, la disoccupazione e la mancanza di opportunità per le fasce più deboli della popolazione.  Invece di concentrarsi su soluzioni inclusive e su politiche di welfare capaci di ridurre le disparità, si preferisce adottare provvedimenti che accentuano la divisione e lo stigma sociale”.

“Una guerra ai poveri – incalza il Segretario Generale della Cgil di Padova – che non può produrre niente di buono e che soprattutto viene condotta per motivi del tutto strumentali. Basta semplicemente leggersi l’ultimo rapporto del Censis: negli ultimi 10 anni i reati commessi in Italia sono drasticamente calati: gli omicidi volontari sono diminuiti dai 502 del 2013 ai 341 del 2023 (-32,1%), le rapine sono scese nel decennio da 43.754 a 28.067 (-35,9%), i furti nelle abitazioni si sono ridotti da 251.422 a 147.660 (-41,3%). Eppure nonostante questi numeri, il senso di insicurezza aumenta. Ed è evidente che a qualcuno va benissimo così”.

“Ci piacerebbe – attacca Aldo Marturano – che tutta questa ferocia repressiva cambiasse obiettivo e dai più poveri si spostasse sui ricchi che evadono o eludono le tasse e che contribuiscono a fare in modo che ogni anno circa un centinaio di miliardi vengano sottratti al bilancio dello Stato. Una montagna di risorse che potrebbero essere reinvestite in misure contro la povertà, per l’occupazione, in progetti sociali e di inclusione, per l’istruzione e il benessere psicologico dei nostri giovani. E con evidenti ricadute sulla sicurezza. Invito solo a riflettere a come sono cambiati, per esempio, negli ultimi anni i giardini dell’Arena, un tempo zona di spaccio e degrado. Oggi, sono un luogo vivo, di incontro e socialità perché l’approccio tenuto in questi anni affinché cambiassero, non è stato solo repressivo, anzi. I veri interventi sono stati di natura sociale, sono sorti moltissimi bar, si sono moltiplicate le attività culturali e ludiche, facendolo diventare il luogo che è oggi. Non sarebbe mai cambiato solo con la repressione”.

“Per questo – conclude il leader della Cgil padovana – da qui ai prossimi 60 giorni (termine entro cui il provvedimento deve venir reso definitivo) valuteremo le iniziative da mettere in atto per esprimere la nostra contrarietà su quanto sta avvenendo, chiamando le nostre iscritte e iscritti alla mobilitazione per chiedere alle Istituzioni, nella figura del Prefetto, un immediato ritiro della misura”.

Il servizio di Telenordest con l'intervento di Aldo Marturano

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