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Stretta dei requisiti per accedere alla Naspi, le critiche della Cgil

Cgil Padova: “Un intervento inutile che ingesserà ulteriormente il mercato del lavoro, voluto dal Governo solo per motivazioni ideologiche”

La stretta dei requisiti di accesso alla Naspi, inserita dal Governo all’art 1 comma 171 della Legge 207/2024 (vale a dire l’ultima Legge di Bilancio) attraverso il comma c-bis, prevede che i lavoratori con contratto a tempo indeterminato che rassegnano le dimissioni volontarie debbano maturare almeno 13 settimane di contributi, nel successivo posto di lavoro, per ottenere la Naspi (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego), vale a dire l’indennità di disoccupazione.

“Questo significa – interviene Michele Zanella, direttore dell’Inca Cgil Padova – che se un lavoratore a tempo indeterminato che ha rassegnato le proprie dimissioni per tentare di migliorare la propria condizione economica attraverso un nuovo posto di lavoro, più qualificato e meglio retribuito, non avrà la Naspi se sarà licenziato entro il periodo di prova di 13 settimane o se il nuovo contratto di lavoro, dalla durata di tempo inferiore alle 13 settimane, non verrà prorogato. È chiaro che si tratta di un provvedimento destinato ad ingessare ulteriormente il mercato del lavoro che indurrà i lavoratori ad avere maggior timore a rassegnare le dimissioni da contratti a tempo indeterminato, precludendo sostanzialmente l’ascensione sociale di coloro che vogliono migliorare le proprie condizioni lavorative e, quindi, di vita”.

“E se l’obiettivo del Governo – conclude Michele Zanella – era quello di colpire i cosiddetti ‘furbetti’, cioè coloro che pensano di dimettersi per poi farsi assumere da un’azienda compiacente solo per poche settimane (una caccia ai fantasmi perché questi casi esistono solo nella teoria e nella pratica sono rarissimi), ebbene quell’obiettivo muore sul nascere per spostarsi invece verso centinaia di lavoratori che nel tentativo di migliorare la propria condizione, hanno sfortunatamente fallito la prova e adesso vengono ulteriormente puniti, facendo venire meno il diritto di accesso alla Naspi per mantenere sé stessi e la propria famiglia”.

“In sostanza – aggiunge la Segretaria Confederale della Cgil di Padova, Manuela De Paolis – si tratta di un provvedimento fortemente penalizzante nei confronti di lavoratrici e lavoratori che hanno avuto il coraggio di lasciare un posto sicuro, a tempo indeterminato, per un altro precario. Una decisione assolutamente non facile e presa legittimamente, ostacolata dal Governo con questo provvedimento, che partendo dal presupposto che tutti i cittadini vogliano fare i furbetti, penalizza senza motivo alcuni possibili beneficiari che, peraltro, non possono esercitare nessuna influenza sulla lunghezza dei rapporti di lavoro che vengono loro offerti o sul periodo di prova, molto difficilmente superiore alle 13 settimane, da affrontare prima dell’assunzione. Una misura che, a fronte delle nuove norme del collegato lavoro, di recente approvazione, aumenta solo ulteriormente la precarizzazione dei rapporti di lavoro, peggiorerà la vita di tante lavoratrici e lavoratori onesti”.

“Perché è di questo che stiamo parlando – insiste la Segretaria Confederale della Cgil di Padova – di giovani, donne, soggetti a contratti poveri, precari che spesso hanno un lavoro intermittente. Molti contratti, soprattutto nei settori della ristorazione, del turismo, dei servizi, difficilmente raggiungono la durata di 13 settimane. Spesso si tratta di contratti che partono da un minimo di una settimana fino ad un massimo di un mese che, poi, non è detto vengano rinnovati. E ciò avviene anche in altri settori e ad essere coinvolti sono soprattutto i giovani. Basti solo pensare che nei primi 9 mesi del 2024, nella provincia di Padova, le assunzioni a tempo determinato sono state il 73%, rispetto al 27% a tempo indeterminato. A fronte di questi dati, è evidente che quei lavoratori che hanno un contratto a tempo indeterminato, se vogliono cambiare lavoro sono costretti ad accettare contratti precari. E questo può avvenire per mille motivi: per avvicinarsi alla propria residenza, per cercare di conciliare i tempi del lavoro con quelli della famiglia, per cercare di crescere professionalmente”.

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