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Manifestazione Unitaria Regionale a Mestre: almeno 2000 le partecipazioni padovane

Cgil Cisl e Uil: “La manovra del Governo non da risposte al problema del precariato e lavoro povero: 8 milioni di persone, prevalentemente donne e giovani, in Italia, quasi 150 mila persone, in provincia di Padova. Un esercito di persone, se non si interverrà, costrette ad un presente pieno di difficoltà e destinate ad un futuro molto incerto con pensioni assolutamente inadeguate”

Al rilancio economico corrisponde un aumento del lavoro precario: nei primi 10 mesi del 2021, in provincia di Padova, il saldo tra cessazioni e assunzioni, è stato di circa 700 posti di lavoro a tempo indeterminato e di circa 10400 a tempo determinato. Significa che ad ogni posto a tempo indeterminato, ne corrispondono circa 15 a tempo determinato”.

Saranno almeno 2000 le padovane e padovani che sabato 20 novembre parteciperanno alla Manifestazione Unitaria Regionale a Mestre, indetta nel percorso di mobilitazione con cui Cgil Cisl e Uil intendono porre al Governo il problema dell'inadeguatezza delle misure previste nella Legge Finanziaria che intende varare.

“Una partecipazione importante – dicono Aldo Marturano, Segretario Generale della Cgil di Padova, Samuel Scavazzin, Segretario Generale della Cisl di Padova e Rovigo e Massimo Zanetti, Coordinatore Provinciale Uil Padova – con almeno 2000 padovane e padovani che raggiungeranno Mestre, tramite gli autobus messi a disposizione dall’organizzazione ma soprattutto, vista la vicinanza, con i propri mezzi. È la prova che i problemi posti sul tavolo dai sindacati confederali sono molto sentiti anche nel nostro territorio. Riteniamo, dunque, positiva l'apertura al confronto, in tema di previdenza e fisco, manifestata recentemente dal Governo. Si tratta di una novità, visto che finora su questi temi ci eravamo sempre trovati di fronte alle sue scelte, senza mai essere stati prima coinvolti. Grazie alla nostra mobilitazione, finalmente il Governo ha deciso di aprire un tavolo di discussione”.

“I dati – proseguono i rappresentanti sindacali provinciali – ci dicono che in Italia ci sono oltre 8 milioni di persone, prevalentemente donne e giovani, che si trovano in una situazione di lavoro disagiato, cioè precari, part time volontari e disoccupati. E non contiamo gli inattivi che un lavoro hanno smesso di cercarlo. Grosso modo, in provincia di Padova, sono circa 146 000 persone, soprattutto donne e giovani, con stipendi assolutamente inadeguati, discontinui e a tempo determinato. Gente che pur lavorando è povera e non può minimamente programmare il proprio futuro a cui, probabilmente, pensa con angoscia visto la pensione che si vedrà destinata. Si tratta dell'altro grave problema che aleggia su di loro e a cui bisognerà dare una risposta strutturale. Un disagio, quello del lavoro precario, che ormai si è incancrenito e che neanche l'attuale ripresa economica sta risolvendo, anzi. I dati di Veneto Lavoro, relativi ai primi 10 mesi del 2021, ci dicono che il saldo tra le cessazioni e le nuove assunzioni, in Provincia di Padova è stato di circa 680 posti di lavoro a tempo indeterminato e di circa 10400 a tempo determinato. Significa che i posti a tempo determinato sono più di 15 volte di quelli a tempo indeterminato. Una crisi che, anche nel nostro territorio, colpisce soprattutto le donne: più di 125 mila quelle che nella nostra provincia non lavorano, cresciute tra il 2019 e 2020 del 10%”.

“Ma accanto ai pensionati futuri – concludono Aldo Marturano, Samuel Scavazzin e Massimo Zanetti – ci sono anche quelli che, dopo una vita di lavoro, in pensione ci vorrebbero andare adesso ma che per effetto della Legge Fornero non possono farlo. Legge Fornero che, ricordiamo, al momento della sua entrata in vigore costò 80 miliardi interamente gravati sulle spalle di lavoratori e pensionati. L’introduzione di quota 100 ha permesso, nel 2020, nella provincia di Padova, a circa 2600 persone di andare in pensione, con l'entrata in vigore di quota 102, le persone coinvolte non sarebbero neanche 600. È evidente che quindi è una misura assolutamente ininfluente, destinata a pochi soggetti. Ma soprattutto non affronta minimamente il problema dei lavori gravosi, tema assolutamente ignorato dal Governo che invece dovrà finalmente venir affrontato. Su questo tema la nostra posizione rimane la stessa: ok alla flessibilità, ma si deve poter andare in pensione a 62 anni o con 41 anni di contributi alle spalle. Il minimo dopo una vita di lavoro, attività eccessivamente tassata nel nostro Paese: infatti altra richiesta che facciamo al Governo è di alleggerire la tassazione su salari e pensioni aumentandola sulle rendite e speculazioni finanziarie: indispensabile indirizzare tutti gli 8 miliardi stanziati per la riduzione della pressione fiscale in questa direzione, Accanto al contrasto al lavoro nero, all'evasione ed elusione fiscale e allo stop degli improduttivi incentivi a pioggia alle imprese, una misura per cui ci battiamo e un altro motivo per cui come Cgil Cisl e Uil, sabato 20 novembre, saremo a Mestre”.

 
 
 
 
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