Slc Cgil Veneto: "Un taglio devastante per la nostra occupazione. Servono risposte immediate dal Governo e dalle istituzioni"
Non si ferma la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori delle Telecomunicazioni nel territorio padovano. Ieri, martedì 20 ottobre, in occasione dello sciopero nazionale indetto dalle sigle di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e UilFpc, i dipendenti della sede ZTE Italia di Padova sono scesi in presidio di protesta davanti ai cancelli di via Nona Strada per ribadire un fermo e deciso NO al piano di ridimensionamento annunciato dalla multinazionale. Una vertenza drammatica che mette a rischio elevatissime professionalità — composte in gran parte da laureati, ingegneri e tecnici specializzati nel settore ICT — e che fa seguito al verbale di mancato accordo siglato al Ministero del Lavoro.
A spiegare le radici profonde di questa protesta e le ragioni del presidio è Nicola Romanato della Slc Cgil Veneto, che ripercorre le fasi principali della crisi.
"La decisione assunta da ZTE Italia — attacca Nicola Romanato — di avviare una procedura di licenziamento collettivo per oltre la metà dell'organico e di chiudere la sede di Padova è assolutamente inaccettabile. Si tratta di un taglio devastante che costituisce l'atto finale di un progressivo e inesorabile smantellamento della presenza del gruppo in Italia. Assistiamo ancora una volta alla fuga da responsabilità industriali ed economiche verso lavoratrici e lavoratori che per anni hanno garantito competenze tecniche di primissimo livello".
"Quanto sta accadendo in ZTE — prosegue il rappresentante della Slc Cgil Veneto — ripropone le medesime e feroci dinamiche già denunciate per la vicenda Konecta e si inserisce nella profonda crisi del settore evidenziata anche dalla vertenza Ericsson. Siamo di fronte a un mancato modello di sviluppo per le Telecomunicazioni, abbandonate a se stesse in un'epoca in cui le trasformazioni tecnologiche dovrebbero renderle un asset strategico per il Paese. Non possiamo accettare che Padova e il Veneto diventino terreno di conquista e repentino abbandono da parte delle multinazionali".
"Non permetteremo che si scarichino sulle spalle dei lavoratori le conseguenze di scelte aziendali errate e della contrazione del mercato — conclude Romanato. Il ritiro immediato delle procedure di licenziamento è la precondizione inderogabile per l'apertura di qualsiasi confronto. Chiediamo un intervento urgente da parte delle istituzioni locali, della Regione Veneto e del Governo nazionale affinché si fermi questa macelleria sociale e si definisca un piano industriale che salvaguardi l'occupazione e il patrimonio tecnologico del nostro territorio".
Il servizio di Telepadova 7 Gold sul presidio davanti alla sede di ZTE in via Nona Strada a Padova