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Trasferimento del ramo d'azienda della RSA Maria Bambina di Padova: peggiorano le condizioni lavorative dei dipendenti, si va verso lo stato di agitazione"

FP CGIL e FISASCAT CISL denunciano il rischio di un peggioramento dell'assistenza con il passaggio al contratto ANASTE dopo che, dal 1° settembre, ci sarà il trasferimento del ramo d’azienda

Fp Cgil Padova e Fisascat Cisl Padova e Rovigo esprimono forte preoccupazione in merito al trasferimento del ramo d'azienda della RSA Maria Bambina di Padova, situata in via San Massimo, previsto per il 1° settembre 2025. Da quella data, infatti, la gestione della struttura passerà dalla Provincia Italiana della Congregazione delle suore di Carità delle sante B. Capitanio e V. Gerosa a Maria Bambina srl, una nuova società creata dalla Fondazione Mantovani.

“La cessione del ramo d’azienda – dicono Angela Marigo della Fp Cgil Padova e Giovanni Gallo della Fisascat Cisl Padova e Rovigo – è stata motivata dalla contrazione del personale religioso, ma riguarda i 47 dipendenti attualmente assunti con contratto AGIDAE (Associazione Gestori Istituti Dipendenti Autorità Ecclesiastica), i quali gestiscono 67 posti letto per altrettante persone fragili. Ad oggi, il personale della RSA Maria Bambina, ci ha sempre riferito di ottime condizioni di lavoro, di un clima di lavoro decisamente positivo dove sussistono buone relazioni con la parte datoriale e un elevato livello assistenziale offerto agli utenti. La novità è che purtroppo le cose, dal 1° settembre, sono destinate a cambiare e, secondo noi, in senso negativo”.

“Accade che il nuovo datore di lavoro – rivelano i due sindacalisti - abbia manifestato l'intenzione di applicare ai dipendenti della struttura il contratto ANASTE (Associazione Nazionale Strutture Territoriali). Questa decisione desta grande allarme tra le organizzazioni sindacali di categoria (Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil Fpl e Uiltucs) che hanno già proclamato lo stato di agitazione nazionale per tutto il personale impiegato nelle strutture aderenti ad ANASTE o che ne applicano il CCNL. Per noi è una proposta inaccettabile e le ragioni della protesta risiedono che l’offerta di rinnovo contrattuale avanzata da ANASTE è del tutto inadeguata e insufficiente. Si tratta di un rinnovo che prevede un misero incremento retributivo di soli 55 euro sul tabellare per il livello 4 full time (da riparametrare sugli altri livelli), un contributo di 5 euro per l'assistenza sanitaria integrativa, una una tantum di 200 euro sotto forma di welfare aziendale e il pagamento al 75% del terzo e quarto evento di malattia. Un' offerta che risulta ancor più inaccettabile se confrontata con i recenti rinnovi contrattuali sottoscritti nel settore sociosanitario (Uneba, Cooperative Sociali, Valdesi, Anffas e Agidae)".

“Il rischio – concludono Marigo e Gallo – è che da qui a poco assisteremo ad un esodo del personale dalla struttura e al peggioramento della qualità assistenziale erogata agli utenti. E tutto ciò sarà la diretta conseguenza della scelta del nuovo datore di lavoro di applicare un contratto peggiorativo per operatori, infermieri e tutto il personale. Si tratta di una decisione che non può che generare forte preoccupazione tra i dipendenti e, come organizzazioni sindacali, non possiamo che confermare che l’attuale stato del confronto giustifica tali preoccupazioni. A questo si aggiunga la notevole difficoltà nel reperire nuove figure professionali in un mercato già in crisi. Purtroppo, è facile prevedere che le conseguenze di tale scenario avranno un pesante impatto sulla qualità dell'assistenza erogata agli utenti, in gran parte soggetti fragili e non autosufficienti. Una responsabilità che cadrà tutte sulle spalle dell’azienda e delle sue scelte”.

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