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Il presidio di Cgil e Uil sotto la Prefettura di Padova: “È arrivato il momento di tornare a mettere al centro la persona e non il profitto”

Un presidio con centinaia di persone per chiedere basta morti sul lavoro, una giusta riforma fiscale e un nuovo modello di sviluppo. Ma è chiaro che alla luce dell’ultima tragedia alla centrale elettrica di Suviana, nel bolognese è sul primo punto, ossia sulla sicurezza sul lavoro (o meglio: sulla sua mancanza), che Cgil e Uil hanno alzato la voce.  Era inevitabile dal momento che proprio poche ore prima del ritrovo alle 15.30 di lavoratrici e lavoratori in Piazza Antenore davanti alla Prefettura, è giunta la notizia del ritrovamento del corpo di Adriano Scandellari, il 57enne di Ponte San Nicolò rimasto vittima dello scoppio. Una circostanza, assieme al fatto che uno dei feriti è di Noventa Padovana, che ha avvicinato la tragedia alla nostra città.

“Si trattava di uno sciopero – ha detto il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano – già in programma, ma dopo la strage di Suviana questa manifestazione di piazza ha un sapore diverso. Voglio ricordare che sono stati 1.042 i morti sul lavoro in Italia, di cui oltre 100 in Veneto: stiamo parlando di una mattanza, anzi di una vera e propria strage. Serve un cambio di rotta drastico”

“A circa 60 giorni – ha proseguito Aldo Marturano – dai morti di Firenze nel cantiere Esselunga siamo di nuovo qui a dire che così non si può più andare avanti. Viviamo in un paese che ha una media di tre morti al giorno nei luoghi di lavoro. Padri e madri, figli e figlie, fratelli e sorelle, mariti e mogli che una mattina si sono svegliati, sono andati al lavoro e non sono più tornati a casa dai loro cari. Succede perché manca il rispetto delle regole, in particolare sulla sicurezza. Anche a Suvana sta emergendo la questione dei subappalti a cascata, come successo a Firenze. L’unico obiettivo delle aziende è arricchirsi e guadagnare a scapito dei lavoratori. Serve un intervento strutturale”.

“Sono tante le motivazioni – conclude Marturano – per cui succedono queste tragedie: serve meno frammentazione del lavoro e meno esternalizzazioni. Servono più tecnici ispettivi: con gli attuali, un’azienda arriva ad avere un controllo ogni 16 anni. E poi bisogna essere severi con chi infrange le norme: le aziende che non le rispettano devono chiudere. Serve, in questo senso, introdurre una patente a punti per le aziende. In tema di sicurezza, serve una vera e propria svolta culturale: sarebbe ora che venisse insegnata nelle scuole”.

Il servizio di Telenordest sulle reazioni alla tragica morte di Adriano Scandellari e sul presidio di Cgil e Uil in Piazza Antenore

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