Incidente mortale sul lavoro ad Abano Terme: la denuncia della Cgil

Cartina-Veneto

La FP Cgil di Padova esprime la propria vicinanza alla famiglia di Stefano Fontana, l'operaio morto ieri ad Abano durante lo svolgimento del proprio turno di lavoro.
Il giorno dopo il gravissimo incidente alle Acciaierie Venete, ad Abano Terme, l'ennesimo decesso di un operatore che era impegnato nello svuotamento dei cestini del centro termale.
Ogni anno il Veneto è funestato da 75.000 infortuni e più di 110 morti sul lavoro.
Dati che stridono in una regione che rivendica una crescita del PIL superiore alla media nazionale.
Un prezzo inaccettabile, pagato dai lavoratori.
Il settore dell'igiene ambientale rimane un settore ad alto rischio di incidenti, infortuni e purtroppo morti sul lavoro.
I dati in nostro possesso, ricavati anche dal confronto con i lavoratori e dai rappresentanti aziendali per la sicurezza, ci raccontano di un aumento degli infortuni.
Lombalgie, discopatie e lesioni osteoarticolari sono fortemente in crescita e coinvolgono un numero sempre più alto di lavoratori, con costi anche sociali rilevanti.
Tra le cause basti citare quei casi in cui un solo operatore fa fronte a un sollevamento medio che va dai 700 chili a più di una tonnellata di peso al giorno.
Molti incidenti possono essere evitati o quantomeno limitati. L'incidente di lunedì ad Abano era assolutamente evitabile con un adeguato investimento sulla sicurezza.
Da anni insistiamo affinché le aziende del settore adeguino i mezzi della raccolta con la guida a destra.
Infatti quando l'operatore deve salire e scendere almeno 400 volte dal mezzo in una mattinata per la raccolta del porta a porta, oppure per lo svuotamento dei cestini scendendo a sinistra, cioè in centro strada, aumenta notevolmente il rischio di incidente.
Con la guida a destra, si scende sul lato marciapiede mettendo in sicurezza quasi totale il lavoratore.
Come Organizzazione Sindacale rivendichiamo inoltre un aumento del sistema di meccanizzazione della raccolta dei rifiuti, limitando lo spostamento manuale oppure il sollevamento di sacchi o bidoni del vetro ancora presenti in molti comuni.
Purtroppo in Italia la sicurezza è considerato un costo e non un investimento.
Infine vanno aumentati gli investimenti in misure di prevenzione e va rafforzato il sistema pubblico delle ispezioni e dei controlli. I tagli nei servizi pubblici spesso non tengono conto della qualità dei servizi e delle ricadute sulla qualità della vita e sulla sicurezza dei cittadini.
Se non si tornerà ad investire sul servizio pubblico, su un lavoro meno precario, formato, con diritti e tutele, se continuerà a prevalere il criterio del massimo ribasso, la lotta contro gli infortuni e per la sicurezza sui luogo di lavoro difficilmente otterrà risultati significativi.

Enrico Ciligot
Segretario generale Fp Cgil Padova

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